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Ashtanga

Licia Trapazzo


Su di me

Inizio a danzare all’età di quattro anni. Sulle mezze punte e coi tutù per 17 anni, durante i quali sostengo gli esami privati previsti dall’Accademia Nazionale di Danza di Roma per il diploma, arrivando al sesto anno. In questo tempo mi formo in danza classica – tecnica russa – danza moderna-jazz e danza contemporanea con la ballerina, maestra Francesca Matrundola. Dopodiché, inciampo nelle professioni legali e il movimento prende un’altra forma.

A Roma, infatti, perfeziono la tecnica di danza contemporanea Merce Cunningham e frequento il teatro per quattro anni, entrando a far parte negli ultimi due di una compagnia teatrale, “chièdiscena”, anche qui imparando tecniche di moto e di respirazione.

Contemporaneamente, mi avvicino allo yoga a Roma, a Cassino con la maestra Silvia Gualandri, e a New York presso il centro Yoga Vida. Sperimento, così, varie tecniche e le differenziazioni che di tale disciplina, nelle culture attuali, si sono create, praticando in particolare: Hatha Yoga, Yin Yoga, Vinyasa Yoga, Jivamukti Yoga, Tantra Yoga, Kundalini Yoga e Ashtanga Yoga.

Infine, decido di approfondire proprio l’Ashtanga Yoga poiché allora, per me, più vicino alla spiccata motilità e all’energia richiesta agli atleti e ai danzatori. Per questo, frequento il corso di formazione da insegnanti yoga presso il centro RYoga di Roma, RYA200. Mi diplomo ad ottobre 2018.

Da allora pratico lo yoga e il movimento nelle forme che più mi piacciono e sento in sintonia con il mio corpo e rispettose di esso. Dal 2019, infatti, ho iniziato un percorso di crescita personale prima, e di formazione poi, in
Costellazioni Familiari Sistemiche di Bert Hellinger, una formazione in
Comunicazione Consapevole Empatica nonché pratiche di meditazione Osho guidate – ogni percorso è stato e viene tutt’oggi agevolato da Elena Dall’Igna, presso il centro Aletheia a.p.s. di Sora.

Grazie a ciò, nel frattempo diventato anche il mio lavoro, sto continuando ad imparare ciò che naturalmente sappiamo e che, a volte, si dimentica: respirare. Solo dopo: stare, muoversi, osservare. Dentro e fuori.

Partendo dal respiro, ho consentito e consento anche al corpo di fare lo stesso coi suoi tempi e coi suoi modi, ricercando ogni volta un adattamento dolce e coerente, anche attraverso le diverse posizioni yoga. Di conseguenza, capisco con la testa e verifico successivamente con il corpo che la meditazione ad altro non corrisponde se non a “quei momenti che intervallano un pensiero e un altro pensiero”.

Ecco che lo yoga che propongo sfiora il classico Ashtanga Yoga – considerato uno dei più impegnativi – e si trasforma in un movimento autentico e dinamico, fatto delle posizioni che chi prima di noi ci ha lasciato e che, oggi, richiedono per necessità e piacere un nuovo spazio di sperimentazione in base a ciò che viviamo concretamente durante il giorno, in base a ciò che c’è.

Per me, difatti, l’approccio a tale pratica può tracciare l’inizio di un percorso con se stessi, a tu per tu, in cui ci si può aprire alla conoscenza di nuove insperate qualità e all’esperienza curiosa delle stesse, anche in compagnia di altre persone.

Non è detto che lo yoga rilassi né che porti sollievo e conforto, può accadere sì. Come a volte potrà portare di attraversare momenti di disagio, smuovere parti dormienti e far emergere emozioni sopite – il proprio respiro, quando gli si permette di espandersi, ha questo potere. Grazie al flusso della pratica, questa nuova consapevolezza può essere accompagnata e agevolata fino al respiro successivo: inspiro dentro, raccolgo, ed espiro fuori, lascio andare…

L’intento delle pratiche che propongo, pertanto, è di rimanere in contatto con ciò che si sente e si vuole in quel momento, assecondando le richieste del nostro corpo attraverso le diverse asana (posizioni), i loro fisiologici adattamenti in base agli intenti personali e/o di classe, nel costante respiro.
Il tutto accompagnato dai racconti che scrivo, dai colori con cui li tingo e dalla musica, ogni volta scelta in base alla lezione, essendo il suono naturale coadiuvante al movimento corporeo e utile a supportarne le vibrazioni.

Ciò continuando a rispettare l’intento dello yoga: unione, anche tra il nostro corpo e la nostra mente. Dove? Nello spazio del cuore.

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